Esistono numerose rappresentazioni tardo-medievali di giochi di dadi giocati con 3 dadi a sei facce. Oggi parlo di uno di questi
Passe-dix, o Paschen (tedesco), o passa-dieci diremmo noi in italiano, è un semplice gioco d’azzardo che si gioca con 3 dadi. Le regole, rapportate alla complessità della vita contemporanea, ci risultano quasi innocenti: si vince il tiro con un risultato superiore a 10, si perde altrimenti.
Esistono delle varianti, tramandate per via orale, e talvolta scritte. Ad esempio, chi tirando ottiene sui tre dadi lo stesso numero tira di nuovo1. Nel gioco si ha uno di tre ruoli: lo scommettitore, il tiratore, o il banco. Il tiratore mette una posta in gioco e tira i tre dadi. Gli scommettitori possono scommettere la medesima posta. Tutti quanti scommettono contro il banco. In caso di tiro vincente, ogni scommettitore guadagna dal banco il doppio della puntata. In caso contrario, il banco vince tutto. Alcune varianti sostengono che il banchiere e il tiratore siano la stessa persona2, mentre tutte concordano sul fatto che il numero minimo di giocatori sia due3.
In Italia abbiamo riferimenti ad un gioco simile, detto il gioco della azzara o zara. Dante cita questo gioco nel purgatorio:
Quando si parte il gioco de la zara,
colui che perde si riman dolente,
repetendo le volte, e tristo impara;
con l’altro se ne va tutta la gente;
qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,
e qual dallato li si reca a mente;
el non s’arresta, e questo e quello intende;
a cui porge la man, più non fa pressa;
e così da la calca si difende.
Tal era io in quella turba spessa,
volgendo a loro, e qua e là, la faccia,
e promettendo mi sciogliea da essa.
In questa variante del gioco, ogni giocatore a turno dichiara il risultato dei dadi (un numero da 3 a 18 ovviamente), prima di tirare egli stesso i dadi. A seconda della variante, vince chi sta sopra, chi sta sotto, o chi azzecca il tiro dei dadi col risultato dichiarato.
Sarebbe interessante fare un piccolo excursus riguardo le probabilità di vittoria e la mentalità matematica dei giocatori, con il relativo influsso su questa variabilità di regole.
Innanzi tutto, la variante dell’azzara dove il giocatore sta sopra o sotto il valore dichiarato per vincere in realtà sono la medesima variante: a livello di probabilità entrambe le strategia hanno la medesima valenza.
Al contrario, raggiungere un valore di 3 o di 18 è possibile solo con una combinazione (⚀⚀⚀ o ⚅⚅⚅ rispettivamente). La probabilità di ottenere queste figure è la medesima, 1 su 216 (0,4%). Al contrario, ottenere un 10 (⚀⚃⚄ o ⚁⚁⚅ o ⚀⚂⚅ o ⚁⚂⚄ o ⚁⚃⚃ o ⚂⚂⚃) o anche un 11 (⚀⚃⚅ o ⚁⚂⚅ o ⚀⚄⚄ o ⚂⚂⚄ o ⚁⚃⚄ o ⚂⚃⚃) hanno probabilità più alte, entrambi 27 su 216 (12.5%). Incidentalmente, queste combinazioni sono quelle più probabili tirando 3 dadi a sei facce. Un giocatore savio saprà di dover scommettere sempre sopra o sotto questi valori per vincere: non è difficile immaginare una semplificazione delle regole verso il passe-dix dove ciascuno sceglie il valore più probabile, sino a farlo cristallizzare come regola.
Incidentalmente, azzara e azzardo condividono la stessa matrice, probabilmente l’arabo الزهر (az-zahr), cioè “dado”4.
L’azzara, che i giuristi già dal XIII secolo chiamano in vari modi, e cioè ludus morbiolae, ludus taxillorum o ludus aleae e ludus ad gnaffum, trova spesso posto nella letteratura italiana, e specie in quella del nord italia, e non ci è difficile immaginarne una diffusione smodata, che culminerà con molte grida a bandirla nel XV secolo. Di nuovo sarebbe interessante andare a studiare la diffusione delle rappresentazioni pittoriche di questo gioco in Italia, per vedere quanto la sua diffusione e la sua critica, variino nel tempo.
Diverse fonti riportano il gioco dell’Azzara come quello usato dai soldati romani per spartirsi le vesti di Cristo durante la Crocifissione. Questa diceria, altrimenti inverificata, sembra avere sostegno nella copiosa produzione del XIV secolo in materia di miniature.
Brockhaus Konversationslexikon, 1896 ↩
Andrew Steinmetz, The Gaming Table: Its Votaries and Victims, 1870 ↩
Charles Cotton, The complete Gamester, 1674 ↩
https://www.treccani.it/enciclopedia/zara_(Enciclopedia-Dantesca)/ ↩