Una visita al Museo del Violino in Piazza Marconi a Cremona rivela due splendide riproduzioni di vielle tardo medievali delle quali vale la pena parlare. In particolare, di una che è sopravvissuta ai secoli giungendo sino a noi.
La prima è una riproduzione di una viella definita Violetta con ponticello piatto, copia dello strumento di S. Caterina de’ Vigri, detto ante 1463 per via della sua rappresentazione nell’omonima tela oggi conservata a Bologna, nel Convento del Corpus Domini.
La tela è riprodotta all’inizio della mostra al Museo del Violino, dove è pure esposta la riproduzione moderna dello strumento, attribuita a Cremona all’I.I.S. “A. Stradivari” Scuola Internazionale di Liuteria. Online è possibile trovare una seconda riproduzione, a cura del liutaio Daniele Canu1, che però utilizza la forma Caterina de’ Virghi nella sua didascalia.
Un articolo del Corriere della Sera2 ne parla già:
La vocazione del museo è anche molto didattica, per entrare nel vivo della costruzione dello strumento. A cominciare dai proto-violini che l’hanno preceduto: ribeca, lira da braccio ma soprattutto la violetta con ponticello piatto, il più antico strumento ad arco, copia di quello appartenuto a Santa Caterina de’ Vigri (1413-63), con il quale accompagnava le lodi cantate a Dio, e raffigurato nel dipinto dello Zuccari nel 1608. L’originale è nella teca della santa nel convento del Corpus Domini di Bologna.

Nei miei molti anni di studio e lavoro di ricerca nell’ambito della storia degli strumenti musicali, ho sempre letto e creduto che non esistessero superstiti museali di vielle ante XVI secolo – mi sbagliavo.
Questo mi ha fatto cominciare una piccola ricerca di aggiornamento. Sono approdato alla tesi della dottoranda Ella Bernadette Nagy, alla quale rimando per ulteriori dettagli4.
Nella Tesi si mettono dei punti fissi sulla semantica degli strumenti, andando ad identificare cinque gruppi di strumenti musicali, tra cui la viola, detta anche vihuela.
Vengono poi segnalati i ritrovamenti archeologici noti. Tra questi vado a citare:
- uno strumento ad arco con cinque corde con la cassa costruita in un solo pezzo di legno, databile 1255-1275 – Polonia, scavi 1941
- viella con cinque corde e preziosa decorazione, legno di bosso, fine XIV secolo Italia o Francia, nella collezione di Irwin Untermeyer, New York
- viella con cinque corde, ricavata da un unico pezzo di faggio, nella collezione di Robert Leibbrand
- rebecchino veneziano costruito da un unico pezzo di pero del XV secolo, decorato, conservato al Kunsthistorisches Museum, Vienna (inv. no.433)
- viola da gamba con sei corde, XV secolo, del liutaio viennese Hand Vollrat, Haslemere, Surrey, Dolmetsch Foundation
Della violetta si dice “in straordinario stato di conservazione, insieme al suo archetto nel convento Corpus Domini di Bologna”. La Nagy riporta l’attribuzione ad una tradizione leggendaria, citando TIELLA 19755.
L’unico altro archetto riportato è della metà dell’XI secolo, scoperto a Dublino nel 1975.
Bisognerebbe a questo punto parlare dell’importanza del ritrovamento e del suo contesto. Per farlo dovrei citare numerosi, lunghi testi di storia della musica occidentale6 e partire dall’origine del tempo. Perderei l’attenzione di tutti nel farlo.
A livello pratico, gli strumenti ad arco strofinato come il violino si dividono in due categorie: da braccio e da gamba. Nel mondo europeo antico e medievale, la viella, pur somigliando molto al violino, è uno strumento da gamba, principalmente. Sebbene facilmente imbracciabile, la sua derivazione è la citara, che talvolta viene suonata pizzicata, e talvolta con l’ausilio di un arco.
Nel XVI secolo la scuola di liuteria cremonese sforna delle viole da braccio che diventeranno lo standard del mondo contemporaneo. La somiglianza tra queste viole e le più antiche vielle ci fa spesso dire che siano l’una l’evoluzione dell’altra. A livello costruttivo, tuttavia, non potrebbero essere più differenti.
Fatta questa premessa, la “violetta” rappresenta bene l’estro medievale. La tavola armonica in più livelli, bischeri orizzontali e un accenno di testa a torciglione. Dei tagli simili alle moderne f sono presenti, ma pure una buca centrale più simile a quelle riscontrate sulle citare. Tutti questi dettagli sono accumunati da due proprietà: l’essere decisamente atipici per gli strumenti dell’epoca, e il riprendere dettagli della moderna viola da braccio. Ho riassunto i punti salienti nella tabella qui sotto.
| Viella “comune” | “Violetta” | Viola da braccio post-Stradivari |
| tavola armonica piatta | tavola armonica in più livelli | tavolta armonica convessa |
| fondo piatto | fondo piatto | fondo convesso |
| fori acustici tondi, o a parentesi | fori acustici a parentesi + tondo centrale | fori acustici a f |
| testiera piatta | testiera a cassetta con torciglione | testiera a cassetta con torciglione |
| bischeri verticali con le corde che attraversano la testiera | bischeri orizzontali con le corde che escono dalla cassetta | bischeri orizzontali con le corde che escono dalla cassetta |
| da quattro a sei corde sulla tastiera, da zero a due bordoni tese lateralmente la tastiera | quattro corde sulla tastiera | quattro corde sulla tastiera |
L’organologo deve considerare queste prime fonti [le rappresentazioni pittoriche alto medievali] con molta prudenza perché a quell’altezza l’obiettivo degli illustratori non era riprodurre fedelmente lo strumento, che in generale si discosta dal modello reale per motivi stilistici o simbolici.7
Lo studio e la ricostruzione pratica di questi strumenti, cosa che vedo sempre più frequente all’interno del contesto di ricostruzione storica, credo sia fondamentale per riportare alla luce, e forse meglio comprendere, l’evoluzione della musica occidentale. Sappiamo, ad esempio, che questo strumento si suona con un arco, nonostante la conformazione piatta del ponticello renda estremamente difficoltoso utilizzare una sola corda per volta. Dobbiamo pertanto provare a suonarlo per comprendere la tecnica che si può impiegare ed il tipo di suono che è realistico attendersi da questo strumento. Il tutto senza considerare l’esistenza di trattati dedicati alla viola sine arculo8.
Vale la pena chiarire che, come per tutto il vocabolario medioevale, i termini usati dall’uomo moderno sono assai diversi da quelli usati dall’uomo antico. Ad esempio leggiamo che: Lira e instrumentum est sonandi, que vulgariter dicitur viola, quia diversos et varios dulces facit sonos.9 dalla tradizione greca, rimane nel suo genere di strumenti ancora ad oggi come Lira da braccio, lasciando il termine viole o fiddle, immagino da fidule, fidis (corda) agli strumenti che più assomigliano oggi agli archi.
Riporto quindi la tabella di termini inerenti gli archi che sono di nostro interesse da10:
| Secoli XII-XIII | Secolo XIV | Secolo XV |
| vidula vidulatores viellare viella viellandi | viola viellare viella | vetella viella vidella viellare vidula vidulare vidulista viola vitula vithulis vitulator |
Ritengo sia pertanto assolutamente corretto utilizzare il termine viella o viola nella ricostruzione del XV secolo, almeno in prima approssimazione.
Rimando, per non riportare l’intero testo qui verbatim, alla lettura della già citata opera di Nagy, per la sua trattazione approfondita sul tema delle viole da mano, da braccio, e da gamba.
F. Pini, M. Zingardi, Amati e Stradivari mani d’oro e scienza infusa, Rivista Sette, Corriere della Sera, numero 37, 13 Settembre 2013 ↩
FONDAZIONE ZERI | CATALOGHI ONLINE : Zuccari Federico, Visione di santa Caterina de’ Vigri ↩
E.B. Nagy, Strumenti musicali a pizzico nel tardo Medioevo (secoli XIII-XV), Università degli studi di Padova, dipartimento dei Beni Culturali, Corso di Dottorato di ricerca in storia, critica, e conservazione dei beni culturali, ciclo XXIX ↩
M. Tiella, The Violeta of S. Caterina de’ Vigri, The Galpin Society Journal, n.28 1975, pp60-70 ↩
C. Sachs, Our Musical Heritage A Short History Of Music, 1948 ↩
E.B. Nagy, Strumenti musicali a pizzico nel tardo Medioevo (secoli XIII-XV), Università degli studi di Padova, dipartimento dei Beni Culturali, Corso di Dottorato di ricerca in storia, critica, e conservazione dei beni culturali, ciclo XXIX ↩
Johannes Tinctoris (1436ca. – 1511), De inventione et usu musicae, 1478 ca. ↩
A. Senisio, Declarus Biblioteca centrale della Regione Siciliana, codice IV, H. 14, 1348 ↩
E.B. Nagy, Strumenti musicali a pizzico nel tardo Medioevo (secoli XIII-XV), Università degli studi di Padova, dipartimento dei Beni Culturali, Corso di Dottorato di ricerca in storia, critica, e conservazione dei beni culturali, ciclo XXIX ↩