1496 Appunti di storia (vivente)

In maggioranza si trattava di donne

I

La prostituzione nel tardo Medioevo italiano, come raccontata da testimonianze dell’epoca che sono arrivate sino a noi. Questa ricerca nasce come ampliamento e apologia per quello che è stato il confusionario (e oggi revisionato) precedente articolo sull’argomento: Ars Meretricalis.

Per questa seconda ripresa, ho spulciato documenti prettamente italiani, senza però tralasciare un episodio che reputo interessante dalla scena europea.

Ho cercato di collezionare quante più informazioni possibili che possano essere di aiuto ad un ricostruttore, oltre ad aver individuato alcune peculiarità circa la prostituzione in Novara. Questa parte è stata però tagliata dall’articolo originale e sarà ripubblicata in un futuro.

Di Poggio Bracciolini

Fu costui al secolo Giovanni Francesco Poggio Bracciolini [1380 – 1459] storico e umanista, uomo che, viaggiando per la penisola, ebbe modo di raccogliere e pubblicare le Facetiae[1], raccolta di aneddoti e storielle pubblicata tra il 1438 ed il 1452 [2]. Tratte dalle Facetiae, riporto alcune testimonianze che riguardano donne di facili costumi:

Una donna di mal affare aveva una mattina messe fuori dalla finestra le vestimenta che il ganzo le aveva donate. Una matrona che le vide nel passare: “Ecco” disse, “una donna che fa, come il ragno, la sua tela col culo, e mostra a tutti l’opera sua”.

63 – Detto di una matrona che vide alla finestra le vesti di una cortigiana.

Evvi a Firenze magistrato che è preposto ai buoni costumi, detto Officiale di onestà; ed è cura sua di decidere le questioni delle donne pubbliche, e di curare che esse non abbiano molestie nella città. Venne una volta dinanzi ad esso una cortigiana a lamentarsi dell’ingiuria e del danno che le aveva fatto un barbiere, che chiamato nel bagno perché le radesse le parti inferiori, le fece col rasoio, là dentro un taglio tale, che per molti giorni non poté introdurvi alcun uomo, e per questo lo accusava di averle dato danno e chiedeva che la compensasse di ciò che non aveva potuto guadagnare.
Si chiede: come dovrà essere la sentenza?

113 – D’una donna pubblica che si lamentava di un torto fattole da un barbiere.

Ai bagni di Petriolo udii da una dotta persona narrare di una faceta risposta di una meretrice, che non è indegna di essere registrata fra queste facezie. Eravi a Venezia una cortigiana da bassa gente, alla quale andavano uomini di tutti i paesi; uno di questi un giorno le chiese quali fra gli uomini del mondo le paressero forniti. E la donna tosto risposte che erano i Veneziani. E chiestane la ragione: “L’hanno tanto lungo”, disse, “che per quanto siano in mare e in lontani paesi, arrivano fino alle loro mogli e fanno loro fare fanciulli”. Scherzava in questo modo sulle mogli dei Veneziani, che, quando questi vanno lontano, sono lasciate alle cure degli altri.

243 – Detto faceto di una cortigiana alle spalle dei veneziani.

e da queste storie si può avere una bella pittura a colori vividi di ciò che accadeva nella prima metà del Quattrocento, riguardo al tema di nostro interesse. Particolarmente interessanti ho trovato i riferimenti ai bagni pubblici, che dovrei approfondire, l’uso indistinto di cortigiana per meretrice e la distinzione del ruolo della meretrice in base alla clientela (mi verrebbe da dire che il ganzo che dona i vestiti non può essere della bassa gente).
Altre storielle raccontano particolari interessanti; tra queste segnalo:

Si era raccontata questa storia in compagnia di amici, quando uno di questi disse: “È un caso simile a quello di una meretrice vecchia (e ne aggiunse il nome) che ormai decrepita chiedeva l’elemosina, dicendo: Fate la carità a chi lasciò il peccato e il mestier di puttana. Un uomo ragguardevole le chiede un dì perché mendicasse: Che cosa volete ch’io faccia? Nessuno mi vuol più, risposte. E l’uomo le disse: È dunque per necessità, non per volontà tua, che hai lasciato il peccato; perché ora non avresti più maniera di commetterne”.

42 – D’una meretrice mendicante

Sopra una piccola nave recavasi a Ferrara, insieme con alcuni uomini della Curia, una di quelle donne che fan servizio agli uomini. Una donna allora che stava sulla riva del Po, disse: “Matti che voi siete; credete forse che a Ferrara vi sian per mancar meretrici, quando là ne troverete tante, più che donne oneste a Venezia?”.

25 – Di una donna che stava sulla riva del Po

Ci sono altre novelle interessanti da leggere, come la numero 197, ma vi invito a farlo sulla recente ripubblicazione delle Facezie a cura di Nabu Press. Qui ho preferito citare solo le più esplicite e interessanti.


Per evitare di usare troppo latino, le citazioni sono tratte da una traduzione trovata in uno scritto anonimo del 1884.

Di faccende temporali

Imperia, statua di Peter Lenk installata nel 1993 sul porto di Costanza. Foto cortesia di Wikipedia

Nel 1993 lo scultore Peter Lenk fece erigere su terreno privato sul porto di Costanza una controversa statua (vedi figura 1) per ricordare della presenza, durante gli anni del concilio, di un grandissimo numero di Hübschlerinnen (prostitute) come ci narrano diversi cronisti, tra cui cito Ulrich von Richental, il quale, dopo il 1420, cominciò la stesura di un diario degli eventi cui aveva assistito in prima persona. L’episodio degli uomini della Curia in compagnia di una donna di malaffare ricorda l’episodio delle “belle di notte” del concilio di Costanza (1414 – 1418). Molto distante dalle coste della penisola, questa vicenda possiede, al contrario, una remota e affascinante connessione con le terre cui siamo famigliari.

Per la statua, Lenk affermò di essersi ispirato al personaggio di Imperia, frutto del lavoro di Honoré de Balzac presente ne le sollazzevoli istorie (Contes drolatiques); Balzac il quale, a sua volta, prese a musa ispiratrice per la cortigiana Imperia Cognati, tante volte nota col nome (controverso) di Lucrezia de Paris, Romana, classe 1486.

Un altro evento da annoverare riguarda la crociata contro i Visconti di Milano capitanata da Bertrand du Poujet (Betrando del Poggetto) nipote del Papa Giovanni XXII, che fece oste contro i milanesi nell’ottica delle frizioni guelfe/ghibelline nel 1320. Nel 1323, con la signoria dei Visconti (1310-1392) presso il campo crociato di Piacenza, tra i mutevoli cavalieri mercenari tedeschi, troviamo il maresciallo di campo del de Poujet riscuotere un tornese d’argento alla settimana da ogni prostituta ed il conteggio delle prostitute arriva alle due centinaia.[3]

Ancora, va detto che presso la Grande Compagnia (circa 1350-1363) erano presenti quasi diecimila fra scudieri, artigiani, poveri diavoli e prostitute. Si cita, riguardo la Grande Compagnia negli anni in cui venne capitanata dal Conte Lando (al secolo Konrad von Landau) che erano censite [4]

duemilacinquecento barbute ben montate e ben in arme, grande quantità di cavallari e saccomani in ronzini e in somieri e mille masnadieri, e barattieri, e femmine di mondo, e bordaglia da carogna ben più di cinquemila.

Storia di Milano, volume V

M. Mallett[5], uno dei più importanti studiosi contemporanei di storia militare medievale e rinascimentale, raddoppia il numero di questi personaggi, affermando che:

La Compagnia contava circa 10000 combattenti a cui si aggiungevano 20000 persone che venivano al seguito: in maggioranza si trattava di donne. Le donne lavavano la biancheria, attendevano a macinare il grano e a cucinare per i soldati della Compagnia.

M. Mallet, Mercenaries and their Masters

Che la prostituzione fosse affare comune nelle grandi compagnie sento di poter dire è un fatto generalmente credibile, alla luce di questi episodi e di quelli che già citai nel maggio del 2014.

A cappello di questa rassegna di fatti, si possono usare delle frasi di carattere generale, come questo passo di J. Huizinga[6]:

L’uso della chiesa come luogo di convegno, dove i ragazzi vanno a guardare le ragazze, è così diffuso che solo i moralisti ancora se ne scandalizzano. I giovani vengono di rado in chiesa, […], e se lo fanno è solo per vedere le donne che ci vengono a esibire le loro capigliature sontuose e i loro décolleté. […] Pure le prostitute vengono a cercar clienti in chiesa. […] Più di una volta la chiesa e l’altare vengono insozzati da atti osceni.

J. Huizinga, Herfsttij der Middeleeuwen

Da ricordare che lo studio dello Huizinga si concentra sulla Francia, la Borgogna e i Paesi Bassi. Il Mallett, inoltre, afferma che:

La prostituzione era un fatto comunemente ammesso dalla società italiana e così si dica del codazzo di sgualdrine al seguito dei militari. Firenze concesse la licenza di tenere bordelli sotto le mura di Pisa e usò il ricavato delle imposte sui medesimi per i lavori di riassesto delle mura. Le 211 prostitute fatte prigioniere dai padovani quando nel 1386 batterono alle Brentelle l’esercito veronese furono portate sotto scorta e con grande onore a Padova e ivi furono ristorate alla tavola del signore della città.

M. Mallet, Mercenaries and their Masters

Ma bisogna anche sottolineare come tutti gli studiosi di storia militare finora citati siano concordi nel mostrare un’importante variazione nel modo di portare la guerra nella seconda metà del XV secolo, quando cambiarono l’organizzazione degli eserciti, cominciarono a diradarsi le compagnie mercenarie e cambiò il modo di reclutare i soldati, ma, soprattutto, si cominciò a dar battaglia in qualsiasi stagione, perdendo l’uso dei quartieri invernali dove spesso i soldati vivevano con le loro famiglie (e quindi con le mogli, o presunte tali, al seguito). Non ho, purtroppo, testimonianze più dirette e precise per questo arco di tempo.

Vedi anche:


  1. Poggio Bracciolini, Facetiae (un’edizione moderna del testo può essere Facezie di Poggio, Fiorentino, Nabu Press edizioni, 2010, ISBN-13 978-1141360130, riproduzione fotostatica di una ristampa precedente al 1924)  

  2. Poggio Bracciolini – dizionario biografico Treccani, articolo a cura di E. Bigi 

  3. Storia di Milano, volume V, La Signoria dei Visconti (1310-1392) a cura della Fondazione Treccani degli Alfieri per la Storia di Milano, 1955 

  4. Storia di Milano, volume V, La Signoria dei Visconti (1310-1392) a cura della Fondazione Treccani degli Alfieri per la Storia di Milano, 1955 

  5. Michael Mallett, Mercenaries and their Masters, London, 1979 

  6. Johan Huizinga, Herfsttij der Middeleeuwen. Studie over levens-en gedachtenvormen der veertiende en vijftiende eeuw in Frankrijk en de Nederlanden, 1919 

Riguardo l'autore

Gabriele Omodeo Vanone
Gabriele Omodeo Vanone

Software Engineer prestato alla ricostruzione e alla ricerca storica. Appassionato di XV secolo milanese, fondatore di 1496, membro della Compagnia d'arme del Carro di Solza

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1496 è un taccuino di appunti sulla storia e sulle potenzialità della ricostruzione storica e sul XV secolo italiano.
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