1496 Appunti di storia (vivente)

La sala delle Asse, Leonardo e altre riflessioni

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Il 2 maggio 1519, Leonardo da Vinci muore a Cloux, oggi Clos Lucé, sua dimora nel comune di Amboise, in Francia. In quella data comincia la diaspora dei suoi lavori, lasciati in eredità a Francesco Melzi, venduti, falsificati, ritrovati e oggetto di enormi controversie per i successivi cinque secoli.

Vale la pena di ricordarlo, perché il 2 maggio di quest’anno ha segnato il cinquecentenario della sua morte, e, in Italia, sono innumerevoli gli eventi a lui dedicati[1].

Il 2 maggio 2019 segna il cinquecentenario della sua morte, e in Italia non si contano gli eventi a lui dedicati. Il 20 luglio 2019 segna anche il cinquantenario dell’allunaggio del primo equipaggio umano a sbarcare sulla Luna. Insomma, un 2019 anno di particolare ritualità numerologica. Curiosamente, gli eventi circa lo sbarco sulla Luna sembrano meno numerosi di quelli su Leonardo, ma sto divagando.

Entrambi gli eventi sono importanti per noi: la Luna, a livello personale. Leonardo, perché nel 1496 abbandona il suo lavoro sulla decorazioni murali del Castello Sforzesco di Milano, tra cui la camera grande delle asse, che riprenderà nel 1498[2]. Ma sto divagando ancora.

In questo lungo periodo di silenzio ho avuto modo di conoscere alcuni nomi storicamente fondamentali per la ricostruzione storica italiana ed europea, e, col tempo, si sono venuti a cristallizzare chiaramente due principi che il ricostruttore dovrebbe mantenere sempre bene in mente. Siccome non posso visitare la Sala delle Asse prima della pubblicazione di questo editoriale, bisognerà accontentarsi delle sole riflessioni!

L’effetto Parallasse

La prima volta che ho sentito parlare di parallasse associata ad un contesto di ricostruzione storica è stato a Solza (BG), città natale di Bartolomeo Colleoni. Devo perciò ringraziare Ivano per avere espresso con tanta chiarezza e semplicità questo problema fondamentale per proporre una ricostruzione accurata.

Con il termine parallasse si intende indicare il fenomeno per cui un oggetto appare di dimensioni più grandi o più piccole di quelle che ha realmente. Se una persona non si pone nella giusta prospettiva nei confronti delle cose, per via dell’architettura dei nostri sistemi di senso umani, la persona vedrà la cosa distorta.

Allo stesso modo, quando l’uomo di oggi legge di vicende distanti nel tempo senza porle nella giusta prospettiva, ecco che introduce un errore di parallasse. Il problema è terribilmente evidente, ironia vuole, per la mancanza di attenzione che vi viene posto: è facile prendere provvedimenti per innalzare la qualità di una ricostruzione offerta, ad esempio vietando determinati oggetti, o magari anche determinate parole, od anche introducendo ricompense, come riproduzioni di monete, per attività logoranti svolte durante la ricostruzione; ma come è possibile fare in modo che le persone non ragionino in funzione di quella che è stata la loro quotidianità sin dalla nascita?

A voler tentare, ci sarebbe il problema fondamentale della mancanza di fonti. L’essere umano ragiona per riferimento relativo con una realtà nota, ad esempio, stima il peso di un oggetto soppesandolo rispetto ad un oggetto che conosce bene e del quale, probabilmente, conosce il peso stesso. In questo modo è in grado di dire se pesa di più o di meno.

Allo stesso modo nei comportamenti quotidiani. La normalità delle persone si comporta di modo da non essere di più o di meno appropriato alla situazione. Ad esempio, attraverso i sermoni che ci sono giunti tramandati, siamo in grado di pensare che si volesse portare una grande folla a modificare il suo metro relativo e tendere ad una nuova misura, considerata migliore dal predicatore. Questo ci permette di prendere dei riferimenti, ma come fare laddove il predicatore non sente l’esigenza di predicare? In questa situazione, nessun sermone viene fornito, e, dunque, nessuna testimonianza ci giunge. E, infine, non siamo in grado di stimare come dovremmo comportarci per fornire un quadro più accurato della quotidianità.

Trovo che il termine parallasse sia particolarmente indicato in questo caso, poiché il fenomeno si attenua tanto più vicini si è all’epoca ricostruita. Allo stesso modo, tanto più è distante un oggetto, tanto maggiore è l’effetto parallasse anche con un angolo di scostamento piccolissimo.

L’assenza di contesto

L’altro problema nel quale il ricostruttore incorre è quello di non riuscire a mettersi al riparo dalla critiche, dei suoi colleghi, del pubblico, degli storici di professione (solitamente in questo ordine).

La natura umana trova facile etichettare le cose come giuste o sbagliate. Un animo addestrato riesce ad astrarre questi concetti e raffinarli in più sfaccettature. Spesso, specie da chi si avvicinato alla ricostruzione da poco tempo, si sente un coro di critiche nei confronti di questa o quella ricostruzione perché “è sbagliata”.

Un errore grossolano che una ricostruzione può compiere è quello di non esprimere chiaramente il contesto della ricostruzione stessa. Il contesto va inteso come il confine all’interno del quale si svolge la ricostruzione, cioè quel confine che separa le cose rilevanti da quelle irrilevanti.

In questa ottica, dovrebbe essere più semplice rivedere le posizioni di giudizio nei confronti di una ricostruzione. Prima di esprimere un parere, bisognerebbe chiedersi qual è il contesto di questa ricostruzione?

Bisogna provare a dare degli esempi di contesto. Prendiamo quindi la Companie of St. George, che, ad oggi, riporta sul suo sito internet (in costruzione) di essere una compagnia di artiglieria del XV secolo. Questa frase è un contesto, poiché limita l’infinito insieme di possibili attività di ricostruzione almeno temporalmente. Certo, è un contesto con ampie zone grigie al suo bordo, poiché è ben diverso il caso di una compagnia di artiglieri di inizio Quattrocento rispetto ad una quasi Cinquecentesca, senza contare che non viene limitata l’area geografica.

Ragionando in termini da ingengere, il contesto deve limitare lo spazio di tutte le possibilità, delimitando un volume il più preciso possibile (preciso, ma non necessariamente piccolo). Gli elementi di un contesto saranno, quindi, un limite temporale (superiore e inferiore), un limite geografico, un limite pragmatico.

Ritornando all’esempio della Companie, il contesto che sto provando ad analizzare riporta un limite pragmatico (una compagnia di artiglieria) ed un limite temporale (del XV secolo), ma non, come si diceva prima, un limite geografico. Vale la pena fare altri esempi per spiegare meglio il concetto di limite pragmatico: è quel limite che indica le attività che si prenderanno in considerazione.

Mi piace prendere come esempio il contesto della St. Thomas Guild: un gruppo di rievocazione medievale basato a Nimweghen, il ducato di Gelre, attorno al 1370 (oggi nei Paesi Bassi). Si concentra sulle arti medievali della falegnameria, della carpenteria e della tornitura, ma anche su altre pratiche note ai membri del gruppo, quali il cucito, il ricamo e la gioielleria. In questa definizione troviamo un limite temporale sfumato, ma ben centrato (il 1370), un limite geografico ben preciso (Nimweghen, Gelre) e un limite pragmatico dettagliatissimo (falegnameria, carpenteria e tornitura). Grazie a questi limiti, sarà possibile assegnare due pesi e due misure alle attività di ricostruzione da loro svolte: vedo una ragazza che suona il flauto tra le loro fotografie e non mi aspetto che il livello di ricostruzione musicale offerto sia eccellente, poiché fuori dal loro contesto e, quindi, irrilevante. Al contrario, mi aspetto che la ricostruzione di mobilio e oggettistica in legno sia eccellente, e, su quella, sarà possibile andare ad osservarne la qualità con un occhio più critico, poiché in pieno contesto, e, quindi, rilevante.

Conclusioni

Il 2019 è già passato per metà, ed ha presentato nuovi, interessanti, spunti rievocativi. Vorrei sperare di vedere qualche compagnia italiana cominciare a ragionare utilizzando questi criteri, al fine di proporre un contenuto di più alto livello e invertire quella tendenza al ribasso che si percepisce nelle ricostruzioni europee.

In un piano a lungo termine, non escludo che si possa formare un pensiero più critico riguardo questi, ed altri, capisaldi della ricostruzione, magari producendo quello che potrebbe diventarne un manifesto.

In definitiva, è irrealistico aspettarsi la correttezza assoluta da parte di una ricostruzione qualsiasi. Più pratico sarebbe, invece, richiedere, oltre al sacrosanto lavoro di ricerca, una definizione precisa di contesto. Importantissimo da ricordare è quel concetto espresso dal Sachs: la storia non è un apparire di eventi climatici, bensì un lento progredire di piccoli mutamenti, che, sommati, portano a rivoluzioni grandi. Lo scopo della storia, anche della più elementare, è quello di far comprendere questo concetto, e non di presentare i fatti come singolarità sconnesse l’una dall’altra.


  1. As esempio Genio e Impresa, a cura di Assolombarda 

  2. Martin Kemp, Leonardo, Oxford University Press, 2011. ISBN 978-0-19-958335-5 

Riguardo l'autore

Gabriele Omodeo Vanone
Gabriele Omodeo Vanone

Software Engineer prestato alla ricostruzione e alla ricerca storica. Appassionato di XV secolo milanese, fondatore di 1496, membro della Compagnia d'arme del Carro di Solza

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1496 Appunti di storia (vivente)
1496 è un taccuino di appunti sulla storia e sulle potenzialità della ricostruzione storica e sul XV secolo italiano.
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