Anatomia di una Impresa

Capitello decorato del castello di Cusago (MI). Rappresenta l'arme del Ducato visconteo/sforzesco. Foto dell'autore

 

Le imprese sono immagini archetipi parlanti o metaforiche accompagnate da un motto. Ciascuna vuole essere memoria di un fatto accaduto, diventando al contempo mezzo di propaganda, segnale e testimonianza del potere ducale. Le imprese non sono un fenomeno circoscritto al ducato di Milano, ma io mi limito nell’analisi a quelle delle famiglie Visconti e Sforza.

Le imprese non sono simili ai badges inglesi nel loro utilizzo. Dagli atti del 22° congresso di genealogia ed araldica dell’università di Ottawa[1]Actes Du 22e Congrès International Des Sciences Généalogique Et Héraldique, Ottawa Universiy, 1998, p.408 si legge:

Questo significa che le imprese, così come sono esistite in Italia, sono essenzialmente differenti dai badges? Non è facile rispondere alla domanda. La principale differenza tra le due è verosimilmente socio-politica prima che inerente l’araldica. I Visconti, i Gonzaga, i Borgia e i Medici, insieme ad altri principati potenti, hanno ricevuto badges regali ed altri emblemi araldici non come semplici servitori [del potere centrale] ma nemmeno come eguali. I principati italiani riuscivano con destrezza a mantenere la loro posizione sociale, ma questa doveva essere rinforzata dal riconoscimento, dalla conferma e dalla concessione da parte di potenze maggiori. Non c’è da meravigliarsi quindi se alcuni di loro usarono emblemi di origine regale per marcare il loro territorio ed i loro servitori.

Un paragrafo scritto espressamente per l’impresa del capitergio. Le imprese vengono quindi consegnate da potenze straniere ed adottate dai principi italiani, in questo caso dai Visconti, come simboli personali che non implicano necessariamente obbligo di “servizio” verso il potere centrale (un concetto squisitamente italiano che forse solo un italiano può capire a fondo), o talvolta vengono sviluppate in proprio dalla nobiltà italiana stessa e divengono parte integrante dell’iconografia del potere ducale.

Le imprese non sono solo simbolo del potere come concetto astratto, ma si possono spesso identificare con l’influenza di una persona in particolare, quando questa persona ottiene il permesso di adottarla come stemma personale; per chiarire, vedere dipinta l’impresa della magna radia sulle armi di un soldato non solo lo identifica come parte dell’esercito visconteo/sforzesco, ma anche come uomo al servizio di questo o di quell’esponente della dinastia.

Una impresa può diventare tale dopo la sconfitta definitiva di un nemico del quale si assume l’arme in tutto o in parte come segno di potenza. In tal caso, l’immagine che prima aveva significato araldico, ossia totemico della forza e della potenza di una casata, diviene trofeo nel pantheon delle immagini che conferiscono prestigio ad una casata che possiede un suo, ben distinto, simbolo rappresentativo. Raramente una impresa diventa parte di un blasone o si legge come tale, ma spesso vi è associata come decorazione in bandiere o giornee. Calandosi nel pratico, nel suo breve dominio, la famiglia Sforza ha deciso di ripristinare, confermare e talvolta modificare l’insieme delle imprese viscontee per garantire una transizione del potere meno brusca, per questo non si può prescindere l’una famiglia dall’altra nello studio delle imprese del Ducato.

Le imprese sono un fenomeno che copre diversi secoli. Quelle che ho intenzione di andare ad osservare da vicino sono inerenti ai secoli XIV e XV, con ovvio particolare riferimento a quest’ultimo, che è di interesse di queste pagine di appunti. Un fenomeno, per quanto standardizzato, subisce modifiche nel tempo. La teoria sostiene che una impresa debba essere composta di due parti: una grafica ed una verbale (il motto), Paolo Giovio (1483-1552) le avrebbe definite corpo e anima. La pratica dimostra che non è sempre così, con numerosi esempi nei quali manca del tutto il motto e suo relativo svolazzo.

I caratteri generali di una impresa sono mantenuti costanti nel tempo preso in esame, ma raramente si trovano due rappresentazioni identiche della medesima impresa, tralasciando le imperfezioni dovute alla mano dell’autore. Le imprese mutano, si adattano, passano letteralmente di mano in mano e risentono di questi passaggi, e questa cosa dovrebbe essere tenuta in conto durante una ricostruzione accurata.

Le imprese sono originariamente un fenomeno militare, per lo meno nel Ducato di Milano, e non potrebbero essere diversamente in una società fondata sugli ordini militari. Di recente, sono venuto a conoscenza di una tesi[2]Leila Maini, Le imprese dei Visconti e degli Sforza, Signori di Milano; Milano, 1935 svolta presso l’Università Degli Studi di Milano, un’opera monografica sul tema delle imprese visconteo/sforzesche. Questo documento, per quanto datato, rappresenta un pallido accenno di formalismo nella ricerca specifica sull’argomento.

Riferimenti   [ + ]

1. Actes Du 22e Congrès International Des Sciences Généalogique Et Héraldique, Ottawa Universiy, 1998, p.408
2. Leila Maini, Le imprese dei Visconti e degli Sforza, Signori di Milano; Milano, 1935