Imprese: Capitergium cum gassa

Una delle rotelle col Capitergio nella versione ondata del periodo sforzesco.

capitèrgio s. m. [dal lat. mediev. capitergium, comp. di caput «capo» e tema di tergĕre «tergere», sul modello di manutergium]. – Panno per asciugare la testa (in elenchi di corredi dei sec. 14°- 16°), detto anche faccitergio.

Secondo il dizionario Treccani la gassa, o grassa, è un nodo ottenuto con un panneggio morbido, che quindi resti gonfio; il termine è proprio del dialetto lombardo e non va confusa con la gassa marinaresca.

L’impresa del velo annodato, detto Capitergium cum gassa, con un nodo circolare ad una estremità e le cocche pendenti dall’altra è un emblema di dignità conferita a Gian Galeazzo Visconti da re Venceslao nel 1395. Fu una delle imprese favorite da Filippo Maria Visconti e venne applicata anche da Francesco Sforza[1]Pozzati, Ugo. 2010. “Evoluzione dell’Araldica Visconteo-Sforzesca e Imprese Araldiche“.

Questa impresa era stata assunta da Gian Galeazzo Visconti in occasione della sua nomina a duca di Milano da parte di Venceslao di Boemia l’11 maggio 1395 [altri riportano come data il 5 settembre del medesimo anno[2]Firpo, Luigi (a cura di). 1967. ‘Francesco Fileflo e il «Codice Sforza» della Biblioteca Reale di Torino. Torino. ed. Strenna UTET.. In data 11 maggio viene concessa la corona ducale, mentre la celebrazione avviene solo più tardi. Una ottima trattazione dell’argomento si trova in[3]Cognasso, Francesco. 2016. ‘I Visconti, storia di una famiglia’. Milano. Ed. Odoya, capitolo 27 N.d.A.]. Essa è accompagnata, negli scudi che decorano il monumento funebre di Gian Galeazzo alla Certosa di Pavia, dalla dicitura “Divixia Imperialis”, in allusione alla carica ducale conferitagli dall’imperatore. Anche nello stemmario trivulziano, in relazione qui a Filippo Maria Visconti, l’impresa è titolata “imperialis divixia domini domni Filipi Marie ducis Mediolani”.[4]Delmoro, Roberta. “Per la committenza artistica di Filippo Maria Visconti, Precisazione e Ipotesi”

Da queste citazioni si deduce che il velo sia rappresentativo della divixia imperiatoris, ovvero del potere di Venceslao IV di Lussemburgo “il Pigro” (1361 – 1419), Re dei Romani, e che sia stato conferito (solo secondo alcuni materialmente[5]Firpo, Luigi (a cura di). 1967. ‘Francesco Fileflo e il «Codice Sforza» della Biblioteca Reale di Torino. Torino. ed. Strenna UTET.) a Gian Galeazzo Visconti a sancire l’ottenimento del titolo di Duca di Milano da parte di quest’ultimo.

Capitergium cum gassa
Il Capitergio nella sua forma archetipa più anziana, annodato nella Gassa e di colore bianco.
Illustrazione di Flavia Cusaro

Il velo viene rappresentato di colore bianco per tutto il periodo visconteo (vedi figura 1), e come testimonianza abbiamo, ad esempio, quel bel capitergio rappresentato in Vite degli imperatori Romani, maestro vitae imperatorum, 1431 – 1435 (il testo è conservato alla Bibliothèque Nationale de France, Paris). Fu Gian Galeazzo a farla miniare sul suo Libro d’Ore[6]Offiziolo Landau-Finaly, conservato a Firenze, folio 85 e ad usarla quindi per primo come impresa personale. Più tardi, Filippo Maria Visconti (1392 – 1447) l’ebbe cara a sua volta e la fece figurare  come imperialis divixia tra le sue imprese personali (Imperialis Divixia Filipi Marie […] tertii ducis mediolani)[7]Cod. 1390 della Biblioteca Trivulziana di Milano.

Lo stereotipo del Capitergio muta sovente nel tempo. A suo tempo, Gian Galeazzo soleva caricarlo talvolta di una stella nel centro dell’anello[8]Firpo, Luigi (a cura di). 1967. ‘Francesco Fileflo e il «Codice Sforza» della Biblioteca Reale di Torino. Torino. ed. Strenna UTET., mentre già Filippo Maria lo fa caricare una volta dell’impresa dei piumai in un privilegio rilasciato a Vitalino Borromeo nel 1445. Esempi dell’impresa caricata dei piumai e della stessa si trovano sui denari dell’epoca di Filippo Maria.

Terminata l’epoca Viscontea, questa impresa viene ripresa dagli Sforza, durante il loro piano di trasferimento del potere mediato dal riciclo del corpus di araldica visconteo, anche in questo caso non senza alcune variazioni.

Ad esempio, nelle rotelle della battaglia di Giornico[9]Cambin, G. 1987. “Le rotelle Milanesi”. Fribourg, p. 222,  l’impresa del Capitergium con gassa è rappresentata con un fazzoletto bianco ondato d’azzurro. In effetti, l’ondato fu concesso da Filippo Maria Visconti a Francesco Sforza in previsione delle sue nozze con Bianca Maria Visconti, per conferire al futuro visconteo una divisa che non fosse quella della famiglia, ma le assomigliasse. Da allora, la divisa sforzesca fu inquartata di rosso e dell’ondato azzurro su campo argento, con l’ondato che va a sporcare il colore candido della divisa viscontea, bianco-morella (essendo il morello una varietà particolare di rosso).[10]Predonzani, Massimo. “Anghiari 29 giugno 1440[11]Vaglienti, Francesca M. 2013. “ludicare secundum faciem” in Artigianato e Lusso

Galeazzo Maria Sforza lo batte a sua volta sul grosso da cinque soldi e, in una lettera datata 4 dicembre 1469, chiede

che li fazoli se hanno ad far in la sala verde minore […] e che sopra essi fazoli gli sia la corona con la parma e lauro

Sebbene la notizia sia riportata in vari testi[12]Maldifassi, G. e Rivolta, R. e Della Grissa, A. 1992. “Symbolario”. Milano[13]Firpo, Luigi (a cura di). 1967. ‘Francesco Fileflo e il «Codice Sforza» della Biblioteca Reale di Torino. Torino. ed. Strenna UTET., devo riferire di non aver trovato l’impresa fra gli affreschi della sala verde.

Lo stereotipo dell’impresa è così definito, ma non mancano certe variazioni, minori, nella forma del nodo (o nella sua assenza)[14]Actes Du 22e Congrès International Des Sciences Généalogique Et Héraldiqu, Ottawa Universiy, 1998, p.408, ma anche nella fusione di questa impresa con altre. All’interno del cercine sono state viste l’impresa della colomba e un volto dall’espressione triste (secondo alcuni sarebbe il viso della luna[15]Cambin, G. 1987. “Le rotelle Milanesi”. Fribourg, secondo altri un ricordo del compianto possessore dell’impresa[16]Actes Du 22e Congrès International Des Sciences Généalogique Et Héraldiqu, Ottawa Universiy, 1998, p.408) e inoltre è talvolta caricato dell’impresa dei piumai e di una stella, come si è già detto, e anche di una rosa.

Occasionalmente questa impresa è detta del fazolo[17]Venturelli, Paola. 2013. “Dalla bella Valentina a Leonardo da Vinci”, in Artigianato e Lusso. ed. Skira. o del velo, del sudiariolo, del tortiglio[18]Delmoro, Roberta. “Per la committenza artistica di Filippo Maria Visconti, Precisazione e Ipotesi”, o delle paneselle[19]Leverotti, F. Organizzazione della corte sforzesca e produzione serica.

Altre apparizioni notevoli

Una lista di rappresentazioni dell’impresa, oltre quelle già citate.

  • Offiziolo visconti, un codice miniato conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze secondo Venturelli e nominato anche da Leverotti, rilegato in tessuto auroserico con fermagli a forma di fazolo, costato 2000 ducati e rubato alla morte di Filippo Maria Visconti, suo possessore.
  • Presso la Certosa di Pavia, su di un affresco del Bramantino, sull’abito di Filippo Maria che accompagna Gian Galeazzo Maria nell’atto di presentare un modellino della Certosa alla Beata Vergine.
  • Su di uno studio di Giovannino de’ Grassi conservato presso la Biblioteca Civica di Bergamo nominato esclusivamente come panno.

Riferimenti   [ + ]

1. Pozzati, Ugo. 2010. “Evoluzione dell’Araldica Visconteo-Sforzesca e Imprese Araldiche“.
2, 5, 8, 13. Firpo, Luigi (a cura di). 1967. ‘Francesco Fileflo e il «Codice Sforza» della Biblioteca Reale di Torino. Torino. ed. Strenna UTET.
3. Cognasso, Francesco. 2016. ‘I Visconti, storia di una famiglia’. Milano. Ed. Odoya, capitolo 27
4, 18. Delmoro, Roberta. “Per la committenza artistica di Filippo Maria Visconti, Precisazione e Ipotesi”
6. Offiziolo Landau-Finaly, conservato a Firenze, folio 85
7. Cod. 1390 della Biblioteca Trivulziana di Milano
9. Cambin, G. 1987. “Le rotelle Milanesi”. Fribourg, p. 222
10. Predonzani, Massimo. “Anghiari 29 giugno 1440
11. Vaglienti, Francesca M. 2013. “ludicare secundum faciem” in Artigianato e Lusso
12. Maldifassi, G. e Rivolta, R. e Della Grissa, A. 1992. “Symbolario”. Milano
14, 16. Actes Du 22e Congrès International Des Sciences Généalogique Et Héraldiqu, Ottawa Universiy, 1998, p.408
15. Cambin, G. 1987. “Le rotelle Milanesi”. Fribourg
17. Venturelli, Paola. 2013. “Dalla bella Valentina a Leonardo da Vinci”, in Artigianato e Lusso. ed. Skira.
19. Leverotti, F. Organizzazione della corte sforzesca e produzione serica