1496 Appunti di storia (vivente)

Eroine del medioevo

E

Di seguito voglio raccogliere le testimonianze di alcune importanti donne “italiane” dell’evo antico alla memoria delle quali rendo omaggio parlando brevemente della loro vita.
Non voglio far biografie, non ne ho la forza: qui di seguito ci saranno solamente spunti per curiosità e conversazioni. Buona lettura!

Matilde di Canossa

✶ ? 1046 – † Bondeno di Roncore, 24 luglio 1115.

Fu costei figlia di Bonifacio, marchese di Toscana, e della contessa Beatrice di Lotaringia.
Di lei ho vivida l’immagine di una donna dai fluenti capelli ramati, lo sguardo deciso, il carattere temprato dalle cose di mondo. Trovatasi all’improvvisa morte del padre a dominare, di fatto, su di un vasto e riottoso territorio nell’Italia settentrionale, dopo due grandi tentativi di fuga dal dovere che la società le aveva, controvoglia, imposto (l’uno in Germania, l’altro nella vita monastica), affrontò di petto la realtà dei fatti e si arrese ad essa.
Non avulsa alle vicende militari, alle quali venne svezzata nei suoi vent’anni dal padre, ella capitanò numerose imprese guerresche e tenne a bada più volte l’imperatore Enrico IV, in guerra contro il pontefice Gregorio VII, fino alla sconfitta definitiva, dai toni magici, di Canossa, nel 1077.
Sposata due volte per politica, non per amore, ebbe solo delusioni in amore, come nel resto della sua intensa vita. E per questo si fece da sè, visse la sua esistenza in una società avversa e divenne eroina della cristianità, alla quale, specie negli ultimi anni di vita, donò tutto quanto di terreno possedesse.
Morì di gotta nel 1115 ed era venerata ancora nel 1445 quando il suo corpo venne spostato all’interno dell’abbazia di San Benedetto di Polirone.
Ora riposa in S. Pietro a Roma, sotto un monumento disegnato dal Bernini.

Lucrezia de’ Bastici

✶ ? ? – † Vigevano ?

Morì in quel giorno orrendo Lucrezia de’ Bastici, moglie di Stefano Romano, donna di animo virile, che impugnata un’asta faceva mirabili prove di valore. Costei, che già fino dal giorno innanzi erasi messa alla testa di un drappello di donne per la comune difesa, vedendo ora i soldati far strage de’ suoi compatrioti, si gettò quasi forsennata tra i nemici, e percuotendo or questo, or quello ne gettò a terra non pochi, ma finalmente colpita da una palla d’archibugio morì vittima dell’amor suo per la patria.

Così si parla di Lucrezia in Memorie Istoriche della Città e Contado di Vigevano. Di lei si parla così poco e male in rete che né Wikipedia, né la Treccani le dedicano un trafiletto.
Non ricordo come ho saputo del suo nome, probabilmente in una delle letture che cito tra queste pagine. La battaglia che la vede protagonista segue un saccheggio compiuto dagli spagnoli a danni della città di Vigevano (PV), forse nel 1526. Nel testo citato viene descritta come una carneficina di settanta giornate di devasto, con profanazione di templi e donne e distruzione e sofferenza.
Un autore anonimo, in latino, scrive di lei che

In hoc misero rerum anfractu diu ab oppidanis, strenue, fortiterque dimicatum est, nec tantum a viris, sed etiam a foeminis auxilio prope divino, Collis [un capitano vigevanese n.d.a.] idem postremum evasit lacthali ablato secundum aurem vulnere. Et Lucretia de Basticis, quae armata mulierum manu audacissime in hostem irruerat, huc, illuc nonnullis caesis, profigatisque, tandem multitudine pressa, non tamen victa generosius occubuit. Virgo sane fortissima, et omni posteritate celebranda.

La famiglia de’ Bastici è forse originaria della Liguria. Oggi a Lucrezia è intitolata una piccola traversa in centro alla città.

Camilla Rodolfi

✶ ? ? – † ? ?

Resto in Vigevano, città a me cara, per parlare di un’altra valente donna: Camilla Rodolfi. Costei va ricordata per aver tenuto testa, secondo la storia, alle truppe di Francesco Sforza durante l’assedio di Vigevano nel 1449, quando ancora lo Sforza non era milanese. La Rodolfi, alla guida di un manipolo di donne, si vuole armata di spada e lancia. Secondo diverse fonti, lo Sforza volle che le protagoniste della sortita sfilassero alla testa dell’esercito ducale durante la rassegna annuale tutte a cavallo e tutte in armatura (vedi Eroine, ispiratrici, p.309).
Se della de’ Bastici si sa poco, della Rodolfi si sa ancora meno. A lei è intitolata una via in Vigevano e durante il doppio Palio annuale della città alcuni valenti vigevanesi, con l’aiuto dell’associazione Gli Uomini della Condotta, portano in corteo una rappresentazione della Rodolfi (appiedata, giacché i cavalli non sono ammessi).

Brigida Avogadro

 ✶ ? ? – † ? ?

 Mi addentro per un sentiero sempre meno praticato per giungere a Brescia, al monastero di San Pietro in Oliveto. Questo nel 1438 venne ridestinato a struttura difensiva e dotato di mura per difendere la città dall’assedio di Niccolò Piccinino. Qui il Brognoli parla di altri trecento italiani “immortali”, un manipolo imprecisato di uomini e donne mai destinato a calare nonostante i morti, perché nuove leve venivano sempre a rimpiazzare i caduti. Secondo la storia, Brigida Avogadro, moglie del conte Piero Avogadro, era sulle mura a capeggiare in corazza e lancia le truppe femminili improvvisate.

Altre figure emergono, donne combattive, intraprendenti. Bona Lombarda, valtellinese d’origine, moglie del capitano di ventura Pietro Brunoro, si distinse nell’assedio del 1438, assieme a Brigida Avogadro per l’opera prestata a difesa della città. Come lei una certa Rosa da Urago alla quale nel 1448 venne condonata una pena pecuniaria, raccontano le Provisioni, per benemerenza, poiché “impavida virgo iacens lapides et saxa”, aveva anch’essa contribuito alla resistenza. Valorose, ma non altrettanto fortunate quanto Braida Avogadro, che ebbe il merito di appartenere ad una delle famiglie bresciane più fervidamente sostenitrici della Repubblica [di Venezia, sotto il quale dominio Brescia era passata da pochi anni n.d.a.] e che, sola, dunque, fu celebrata dagli storici per le sue gesta.

Così si legge in Le stanze segrete: le donne bresciane si rivelano, dove si afferma peraltro che Brigida trasmuta da essere umano a personaggio, sino a perdere i suoi “contorni biografici”. Più avanti ivi si legge:

Brigida Avogadro scende nell’agone proprio per sostenere la lotta del coniuge in favore di Venezia. A guerra finita la ricompensa che Brigida riceve: un appannaggio a vita e l’abolizione del “dazio della masena” […] Brigida entra nella storia (e nella retorica) familiare: di lei, delle sue gesta, non è stata finora ritrovata traccia. Anche su questa assenza di documenti si basa la leggenda: sospesa fra realtà e sogno, spinta dall’amore verso il marito e la di lui stirpe, la coraggiosa bresciana diventa […] per l’immaginario nobiliare della società d’Antico Regime […] un tipo di “moglie ideale”.

Sulla di lei figura, quindi, più ombre che luci, e il dubbio della Lorenzini che la figura della Avogadro sia stata gonfiata ad hoc nel XVI secolo, sull’onda della rielaborazione delle Amazzoni, per dare lustro alla famiglia.

Caterina Sforza

✶ Milano 1463 – † Firenze, 28 maggio 1509

Una breve pausa dai salti nel buio per fermarmi da una famiglia di cui mi occupo spesso: gli Sforza. Figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza (1444 – 1476), nota per le sue passioni private, come alchimia e caccia e, molto di più, per la sua discendenza: è la madre di Giovanni di Giovanni de’ Medici, detto delle Bande Nere.
La sua vita è oggetto di numerosi studi, ma è lo Scardigli a regalarci un cammeo divertente su Caterina:

dopo l’uccisione del marito, assediata dalla cittadinanza che aveva preso i suoi figli come ostaggi e minacciava di ucciderli se non si fosse arresa, rispose alzando la gonna, mostrando il sesso e dichiarando che facessero pure, perché tanto aveva tutto l’occorrente per farne altri. A quanto pare i figli non ebbero a subirne conseguenze.

Marzia degli Ubaldini (Cia Ordelaffi)

✶ ? 21 giugno 1317 – † ?, 1381

Si torna in pieno medioevo con la donna che Wikipedia cita essere la più famosa tra le donne combattenti in Italia. È ancora lo Scardigli a parlarci di lei:

Cia, moglie di Francesco, che difese a più riprese Cesena dagli attacchi dei papali. A cavallo, impugnando la spada e vestendo una corazza, dapprima combatté in campo aperto contro i crociati e poi, ridotta all’interno della città, non cessò d’essere l’anima implacabile della resistenza. Dovette ritirarsi ancora e, chiudendosi nella fortezza detta la Murata […] non esitò a far bruciare le case che avrebbero dato fastidio ai difensori e a far uccidere tutti quelli che sembravano appena tentennare nella cedisione di resistere ad oltranza. Anche quando seppe che nell’esercito attaccante militava suo padre, non desistette e continuò a combattere. […] Quando Cesena dovette cadere, Cia venne portata prigioniera ad Ancora.

L’episodio che ha consacrato alla storia questa donna decisa e con pochi scrupoli è la crociata (detta di Forlì) indetta dal cardinale Albornoz contro Francesco Ordelaffi..


vedi anche

  • Matilde di Canossa – Dizionario Biografico degli Italiani, volume 72, a cura di Paolo Golinelli, ed. Treccani
  • Vito Fumagalli, Matilde di Canossa, ed. Il Mulino 1996, ISBN 978-88-15-23871-9
  • Memorie Istoriche della Città e Contado di Vigevano
  •  A.A.V.V., Facino Cane. Predone, condottiero e politico, ed. FrancoAngeli, 2014
  • F. Orestano, Eroine, ispiratrici e donne di eccezione, Tosi, 1946
  • S. Lorenzini, Brigida Avogadro, in Le stanze segrete: le donne bresciane si rivelano, a cura di E. Selmi, fondazione civiltà bresciana, fondamenta, fonti e studi di storia bresciana 10
  • M. Scardigli, Cavalieri, mercenari e cannoni, ed. Mondadori, Milano, 2014

Riguardo l'autore

Gabriele Omodeo Vanone
Gabriele Omodeo Vanone

Software Engineer prestato alla ricostruzione e alla ricerca storica. Appassionato di XV secolo milanese, fondatore di 1496.

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