1496 Appunti di storia (vivente)

Dolceacqua

D

Mi allontano dalle terre del Ducato di Milano, una volta tanto, per visitare il castello Doria nel romantico borgo di Dolceacqua (IM). Non racconterò molto del luogo, perché non ne sono pratico, ma ne consiglio vivamente la visita, giacché rappresenta un piccolo gioiello italiano sito nel suo angolo più estremo, quasi al confine francese.

Dei molti monumenti cittadini, mi concentro sulla fortificazione nota come Castello dei Doria. Originarimente, essa era composta solo da un torrione tondo e da un modesto mastio squadrato risalenti all’XI secolo. Stando alle scarsissime informazioni che l’ufficio turistico locale sa fornire, il castello ha cominciato ad essere ampliato nel XV secolo ad opera di Enrichetto Doria (1442), e più avanti da Stefano Doria (1565), forse colui che ha ingaggiato quel Giovanni Cambiaso autore delle decorazioni cinquecentesche ancora visibili sui due torrioni frontali. Quattrocentesca è la galleria sul lato est della struttura, come quattrocentesche sembrano le due torri frontali. Il cortile posteriore è, invece, cinquecentesco, così come il cortiletto rialzato sul lato ovest, sotto la rispettiva torre quadra. Le fortificazioni con mura inclinate sul lato est, infine, risalgono al XVII secolo.

Purtroppo, fatti salvi pochissimi particolari, come le già citate decorazioni frontali, qualche mosaico in pietra nella pavimentazione del cortile (di epoca non nota) e, forse, delle piastrelle decorative, il restauro, completato nel 2007 con finanziamenti europei, non ha conservato molto della struttura, che si presenta, all’osservatore, spoglia e senza finalità. All’interno, l’unico strumento didattico è un breve filmato di carattere folkloristico. Un plastico in gesso della struttura fa capire quante aree non sono più accessibili, come, ad esempio, il cortile posteriore, vasto e forse adibito in epoca moderna ad area feste, ora in declino, e tutta la struttura primitiva. Il resto della fortificazione si visita a piedi tra scalinate antiche e scale in ferro moderne. Un paio di binocoli fissi ad uso gratuito permettono di esplorare la valle, senza però poter puntare ad alcun sito di interesse. Le stanze sono in parte state fornite per una mostra di arte contemporanea, mentre il resto della struttura è pronto ad accogliere eventi, convegni (con la presenza di una ampia sala a vetri climatizzata posta nella terrazza frontale), concerti e mostre. I pannelli didattici sono stati rimossi e ne restano solo i sostegni. Una seconda teca, identica a quella del plastico nominata, posta sotto la struttura primitiva, contiene solo polvere. Sorprendentemente, sono stati anche installati servizi igienici all’interno della struttura, ed il borgo è in grado di accogliere molti visitatori con i suoi 7 parcheggi ben mappati. Ciononostante, il castello resta una curiosità per gli appassionati, ma poco appetibile per il visitatore casuale, che spenderebbe molto (6€ ingresso singolo) senza poi vedere granché. Sono disponibili scarni volantini alla cassa, che, purtroppo, parlano di numerose distruzioni e assedi ai danni del forte, del quale, pertanto, non si riesce più a capire cosa sia autentico e cosa no.

Ben più caratteristico è il borgo sottostante, con i suoi dolci tradizionali, le storie e le favole, la gente cordiale e spesso prona a fare due chiacchere, e l’intrico di vicoletti, chiamati “carugi”. Il grande ponte sul torrente Nervia, che attraversa Dolceacqua, non è romano, ma costruito a guisa di quello probabilmente romano, crollato nel XV secolo.

Nelle chiese del borgo, poi, si possono trovare opere di Ludovico Brea. Concludo con qualche fotografia scattata sul posto, e con una indicazione di chi il borgo lo conosce bene: c’è un sentiero che passa dietro il castello e porta sino ad una cascata. Da questo sentiero si dovrebbe vedere la fortificazione primitiva, ma non sono stato in grado di esplorarlo: invito a condividere fotografie ed appunti a riguardo, se la cosa può far piacere!

Riguardo l'autore

Gabriele Omodeo Vanone
Gabriele Omodeo Vanone

Software Engineer prestato alla ricostruzione e alla ricerca storica. Appassionato di XV secolo milanese, fondatore di 1496, membro della Compagnia d'arme del Carro di Solza

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1496 è un taccuino di appunti sulla storia e sulle potenzialità della ricostruzione storica e sul XV secolo italiano.
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